martedì 1 settembre 2020

Una Vita da Libraio. Recensione


Una vita di libraio di Shaun Bythell, Einaudi.
Avete mai sognato di essere proprietari di una libreria...magari in un paesino di una piccola cittadina nel cuore della Scozia? Io sì, e questo libro mi ha fatto vivere un po' l'atmosfera che si respira ogni giorno tra gli scaffali colmi di storie che aspettano solo di essere lette!:)
Il mio giudizio? Positivo! Mi è piaciuto probabilmente perché l'ho trovato esattamente come me lo aspettavo (penso che c’è sempre qualcosa di buono in ogni testo, ma tutto dipende dalle aspettative di chi lo leggerà).
Pubblicato da Einaudi nel 2018 Una vita di libraio è una sorta di diario quotidiano di Shaun Bythell proprietario del 'The Book Shop' di Wigtown una cittadina della costa sud-occidentale della Scozia, conosciuta come la "città del libro" per la presenza di numerose librerie e per il book festival che si tiene ogni anno nel mese di settembre.


Una vita da libraio non è un romanzo, ma il racconto di un anno, scandito giorno per giorno, della spesso complicata vita dei librai alle prese con una quotidianità fatta di imprevisti, di stranezze, di eccentrici lettori che entrano nel negozio, di approvigionamenti di libri usati da lettori che non sanno più che farsene, di ordini on line e di entrate economiche spesso languide.
Con grande ironia Bythell rende uno spaccato della difficile vita dei librai ai tempi degli e-reader, di amazon e abe-books (anche se il confronto quotidiano con una concorrenza spietata da parte  dei grandi colossi delle vendite on line apre anche alle opportunità di vendite dell’usato in tutto il mondo).
L'autore ci racconta di personaggi e situazioni poco formali e alle volte decisamente non convenzionali: il lettore che si complimenta per la bella vetrina (e non si rende conto che le pentole servono a raccogliere le perdite di acqua dal tetto)... la fedele collaboratrice quasi sempre vestita in tuta da sci... il susseguirsi di persone che entrano leggono, spostano libri, chiedono e non comprano nulla... gli ordini di libri on line di cui alle volte è difficile rintracciare il cartaceo negli oltre centomila libri posti negli scaffali...le richieste dei lettori alle volte indecifrabili! 
Ma il mestiere di Shaun è fatto anche di gite con gli amici, di chiacchiere davanti ad un buon libro e un tè, di serate al pub e di una buona pinta di birra. 
La lettura di Una vita da libraio mi ha lasciato il desiderio delle cose semplici, della voglia di leggere sempre di più e ovviamente, di un viaggio in Scozia!:) 
Lettura consigliata a chi ama le librerie.. i libri... la Scozia... e non solo!

È possibile fare un tour virtuale nella libreria grazie al video pubblicato dall’autore tramite il suo account Youtube.  

martedì 4 agosto 2020

In viaggio con ...i libri!

“Basta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo. 
Non può finire in nessun altro posto, no?”
“Si può sempre andare oltre, oltre – non si finisce mai.”
Jack Kerouac, Sulla Strada



Negli ultimi anni mi sono sempre più appassionata ai libri di viaggio, compagni ideali anche nei periodi come questi, in cui non è proprio semplice spostarsi. 
Leggere un racconto di un'esperienza on the road è per me molto interessante. Non è il desiderio irrefrenabile di sapere come va a finire...ma lo scorrere della storia, il viaggio, i luoghi, le esperienze, gli aneddoti e le emozioni e persino gli odori e i sapori che incredibilmente un bravo scrittore ti fa provare! Beh ...tutto questo emoziona e mi piace tantissimo!:)



Oggi vi porto in un viaggio fatto con gli occhi e con la penna di due autori diversi, uno inglese l'altro americano, che raccontano cose interessanti e che hanno molti punti in comune! (e chissà ...forse leggendo questi libri trovate nuove mete da raggiungere...!) 
Ho amato subito questi due libri per tre motivi:
1) mi riportano in Inghilterra (e ogni scusa è buona per tornaci);
2) mi accompagnano nei luoghi ‘insoliti’, non turistici,  quelli più difficile da conoscere e da visitare
3) leggendo entrambi mi sono divertita come non mai!

Primo libro: 
Piccola Grande Isola
Autore Bill Bryson 
Edizioni Tea  


Bill Bryson giornalista, scrittore americano 'figlio adottivo' della Gran Bretagna. E’ considerato uno dei migliori travel writer del mondo. 
Dopo vent’anni dal suo Notizie da un isoletta pubblicato nel 1995, Bill Bryson torna in Inghilterra per vedere cosa è cambiato e scrive Piccola grande isola (The Road to Little Dribbling: More Notes From a Small Islandracconto di un viaggio intrapreso in Gran Bretagna seguendo la linea retta tracciabile più lunga possibile partendo dalle coste della Manica fino alla punta estrema della Scozia.
Bryson descrive con ironia la decadenza di alcuni luoghi, la bellezza di altri, sempre con l'occhio attento alla natura e ai mutamenti che l'uomo ha inflitto negli anni. 
Piccola grande isola in realtà è il racconto di un ‘ritorno’ nella sua terra di adozione, nei luoghi lasciati e poi ritrovati dopo gli anni vissuti in America.
Storie, aneddoti, personaggi e fatti per raccontare una piccola grande isola da Sud a Nord.
Bill Bryson osserva e racconta con ironia le virtù di un popolo che nel proprio orgoglio trova sempre una via d’uscita alle sue mille contraddizioni. E lo fa raccontando dell'Inghilterra non solo delle grandi città come Londra, ma descrivendo piccoli paesi immersi nell'idilliaco paesaggio britannico. 
Questa è l'Inghilterra che piace a me, che mi ricorda un cottage di campagna, una scogliera solitaria o una brughiera scossa dal vento. 

Secondo libro: 
Isole, Incontri, Pub, sopratutto Pub 
Autore Ian Marchant 
editore DeAgostini



Ian Marchant è un  noto giornalista, scrittore, presentatore e personaggio dalle mille avventure (ha vissuto in un camper con una gallina per circa due anni, ha suonato con delle improbabili band sonore, ...) e dalle tante esperienze ‘nato una settimana prima che Elvis si arruolasse nell'esercito, è originario di Newhaven nell'East Sussex e ora vive con la sua famiglia né in Inghilterra, né in Galles, ma nel Radnorshire’ (fonte: www.ianmarchant. com)
Isole, Incontri, Pub, soprattutto Pub è un incredibile viaggio dalla Cornovaglia alle Shetland attraverso strade tortuose, locande e i pub inglesi alla ricerca proprio del pub perfetto in cui poter gustare la miglior pinta di birra!! 
L’autore, in compagnia dell’amico fotografo, si avventura per un mese da sud a nord dell’isola, di paese in paese, seguendo le strade tortuose di campagna verso quelle che portano alle ciminiere dai mattoni rossi delle birrerie, verso i filari d'orzo e non solo...spesso con un tasso alcolemico poco consigliabile (la sobrietà  è bandita in questo libro...!:)
Il viaggio per Marchant è metafora della vita umana che, bizzarra e  nostalgica, davanti ad una buona pinta di birra può seguire un'altra strada e trovare il 'tragitto' ideale per affrontare le cose con leggerezza. 
Nel libro, che potremmo quasi definire un diario perché è raccontato giorno per giorno, il Pub, icona inglese per eccellenza, rappresenta il luogo dell'essere e del ritrovarsi, il palcoscenico della commedia umana in cui i personaggi tra gli alti e bassi delle loro esistenze, si incontrano chiacchierando e  abbandonandosi alla nostalgia sempre davanti ad un buon boccale di birra.
Inutile dire che un viaggio raccontato così è pieno di aneddoti, fatti storici, leggende. E' incredibile capire anche solo la toponomastica delle strade quante cose ha da raccontare!

Dunque.. due libri diversi ma per molti aspetti simili...che fanno venir voglia di partire subito... Da parte mia un ottimo voto ad entrambi! :)

lunedì 20 luglio 2020

Royal Wedding Bea & Edo

Il bouquet della sposa. Tradizionalmente viene
posto sulla tomba del milite ignoto a Westminister Abbey 
Il matrimonio a sorpresa...l'abito vintage riciclato... la tiara di famiglia... la nonna famosa ...il padre che non c'è sulle foto... 
I gossip e le chiacchiere li lascio al web....
A me di questo matrimonio piace la favola della principessa che corona il suo sogno d'amore e la poesia di Edwards Estlin Cummings che lo sposo dedica alla sua giovane amata nel suo post su Istagram.


I carry your heart with me 

i carry your heart with me(i carry it in
my heart)i am never without it(anywhere
i go you go,my dear;and whatever is done
by only me is your doing,my darling)
i fear
no fate(for you are my fate,my sweet)i want
no world(for beautiful you are my world,my true)
and it’s you are whatever a moon has always meant
and whatever a sun will always sing is you

here is the deepest secret nobody knows
(here is the root of the root and the bud of the bud
and the sky of the sky of a tree called life;which grows
higher than soul can hope or mind can hide)
and this is the wonder that's keeping the stars apart

i carry your heart(i carry it in my heart)


Il tuo cuore lo porto con me

Il tuo cuore lo porto con me (lo porto
nel mio) non me ne divido mai (dove vado io
vieni anche tu, mia amata; e qualsiasi cosa
sia fatta da me, la fai anche tu, mia diletta).
Non temo
il fato (perché il mio fato sei tu, mia dolce); non voglio
il mondo (perché il mio mondo più bello e più vero sei tu)
e tu sei ciò che la luna ha sempre significato
e ciò che il sole per sempre canterà.

Questo è il segreto profondo che nessuno sa
(radice di tutte le radici, germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli di un albero chiamato vita, che cresce
più alto di quanto l’anima spera o la mente nasconde)
e questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me (lo porto nel mio).


Edward Estlin Cummings nato a Cambridge nel Massachusett nel 1894 è stato un poeta, pittore, illustratore, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. Fu influenzato dai modernisti ma scrisse anche componimenti della tradizione tipica dei sonetti. 
Durante la prima guerra mondiale fu un pacifista autista di ambulanza e volontario in Francia.
"Il tuo cuore lo porto con me' è una delle sue poesie d'amore più conosciute pubblicata nel 1952. L'autore esprime un amore profondo, selvaggio, struggente e senza fine, che appaga e coinvolge tutto il suo essere.

(link alla versione  orchestrata della poesia)

venerdì 5 giugno 2020

Case e oggetti vittoriani. Consigli di lettura


Negli anni 80' e 90' sono stati pubblicati libri bellissimi, fortunatamente qualcuno anche in italiano. Oggi vi scrivo di due 'must have' dedicati a chi ama le cose e la casa del passato. Sono testi diversi ma entrambi puntano l'attenzione sulle case di una volta, sui consumi, usi e tradizioni dall'800 in poi ma anche e sopratutto sugli oggetti che adornavano le case vittoriane (e chissà se sfogliandoli non ritrovate qualche oggetto che magari avete a casa e non sapete a cosa poteva servire! A me è capitato!:)

Libro in italiano
Il primo si chiama proprio così...'La Casa del Passato' (titolo originale 'The Forgotten Household Craft') ed è un vero elogio alla casa e alla casalinga, un 'viaggio' nelle abitazioni  delle nostre nonne, o forse meglio dire ...delle nostre bis-nonne. 
Gelosamente custodito nella mia libreria da molti anni, ho letto questo libro ogni qualvolta ho sentito il bisogno di guardare al passato e approfondire la differenza tra le nostre case moderne e quelle di una volta! Come recita il sottotitolo tratta di 'attività, gesti e oggetti dimenticati', una vera e propria rievocazione dell'arte casalinga di una volta scritta 'per ispirare e istruire pensando al futuro'.


Scritto da John Seymour, conduttore radiotelevisivo inglese, scrittore, contadino, piccolo proprietario terriero e grande attivista ambientale contrario al consumismo e all'industrializzazione. L'autore specifica che il libro è frutto del suo punto di vista 'maschile', osservatore in un certo senso 'esterno' e in quanto tale, meglio testimone, a suo parere, nel raccontare ciò che osservava.  Va anche detto che Seymour fu un grande sostenitore dell'autosufficienza in tutte le sue forme e che per anni con la sua compagna visse in una fattoria nel Galles. 



Pubblicato nel 1987 da Idealibri oggi 'La Casa del passato' è un libro più attuale che mai perché se da un lato il progresso e la tecnologia hanno rivoluzionato le nostre vite (e possiamo dire di non poter fare a meno di una lavatrice!) dall'altro un ritorno alla semplicità del pane fatto in casa, di una conserva nella credenza o di una tavola apparecchiata con gusto e con amore possono offrire quello che potremmo chiamare 'ben-essere domestico'!.:)
In un'epoca non sospetta dove internet ancora non era il 'cibo' quotidiano di milioni di persone, già alla fine degli anni 80' si percepiva l'avanzata di un progresso degradante che dalla plastica ai fast food avrebbe 'impoverito' ancora di più la nostra generazione. E Seymour era ben consapevole di tutto ciò. 


Il libro inizia con un capitolo sulla cucina e dintorni delle case vittoriane e sulle tradizioni della gente dell'Inghilterra orientale. Seymour passa in rassegna i vari metodi di cottura, i tipi di cucina che per lo più erano focolari e cucine a legna, gli utensili utilizzati,  le conserve, le bevande e i metodi per riassettare! 
Un capitolo è dedicato al latte e ai suo derivati (formaggi e gelato). 
Non poteva certo mancare la giusta attenzione al bucato e all'energia che si doveva impiegare per ammollare, battere, strofinare, bollire, inamidare, sciacquare e far asciugare i panni!! ...Mammia solo a scriverle queste cose viene l'ansia!! :) 
...Poi passa in rassegna tutte quelle cose che rendevano le case luoghi dell'accoglienza e dell'ospitalità: il riscaldamento, i servizi igienici, le abitudini delle sale da pranzo, i lumi ma anche i fili di casa ovvero pizzi e merletti e ricami. Infine non potevano di certo mancare gli addobbi della casa nei giorni di  festa!



Adoro questo libro e cosa non certo trascurabile è in italiano!! Cosa non da poco visto che sono davvero pochi quelli belli da collezione tradotti nella nostra lingua! 
Una vera e propria lode alla casa, al famoso focolare domestico al centro dell'universo familiare dove i bambini sono allegri e sicuri e dove il duro lavoro di generazioni ha creato le basi per la civiltà odierna.
Che dire... semplicemente meraviglioso!:)

Libro in inglese
Il secondo libro The Victoria Catalogue of Household Goods pubblicato da Studio Editions Ltd nel 1991, è un vero e proprio catalogo di articoli per la casa del XIX secolo. Contiene praticamente tutto il necessario per attrezzare una casa vittoriana: dai mobili agli oggetti, ai suppellettili ad una miriade di oggetti d'arredo. Un compendio di un testo originale pubblicato in più edizioni che arrivò a contenere più di cinquemila oggetti per arredare e decorare una casa vittoriana.


Dorothy Bosomworth studiosa di arte e di storia, nell'introduzione al catalogo spiega il background storico e sociale che portò, alla fine del 1858, alla nascita della Silber & Fleming of London and Paris, l'azienda fondata da Albus Marcius Silber di origini tedesche arrivato in Inghilterra nel  1854. Dall'incontro con N.H. Fleming nasce l'idea di aprire un negozio in Wood Street a Londra e in rue de Paradis Poissonnière a Parigi.
All'inizio era un magazzino ma poi divenne un vero e proprio deposito merci e, già nel 1880, la società commerciava in tutto il mondo oggetti di arredamento per la casa. 
Il catalogo originale su cui si basa questa edizione in facsimile è stato pubblicato per la prima volta nel 1883.
Silber & Fleming vendevano prodotti del proprio marchio ma ben presto si occuparono di import - export di beni provenienti da ogni parte. Per immaginare la quantità di merce prodotta e venduta in quel periodo basta pensare che erano gli anni a seguire della grande esposizione universale del 1851, fortemente voluta dal Principe Albert, e che rappresentò la potenza e l'apoteosi del commercio dell'impero britannico in tutte le sue colonie.


Sfogliando le pagine del catalogo è come aprire la porta di casa di Mrs. Beaton ed entrare in un  edificio vittoriano pieno di oggetti di tantissimi generi, forme e colori: argenti, lampade, porcellane, giocattoli, vasi, statue, brocche, bicchieri, piatti, orologi, posate, carrozzine, tende da campeggio...insomma una quantità incredibile di beni e manufatti! 
Ai clienti, probabilmente grossisti dell'epoca, Silber & Flemign scrivevano che in pochi giorni erano in grado di qualsiasi prodotto richiesto!


Nel libro ci sono una serie di innumerevoli cose curiose che ci aiutano anche a comprendere i gusti della middle class vittoriana: dalla scelta privilegiata delle porcellane inglesi dello Straffodshire a quelle di Dresda, Vienna, Bohn, cinesi e giapponesi. 
La presenza di oggetti raffiguranti animali esotici è segno dell'interesse per le colonie d'oltreoceano mentre per avere un'idea di un servizio da cena per 18 commensali basta leggere il numero dei pezzi disponibili: ben 168 pezzi tra piatti di tutte le dimensioni e per tutte le portate e zuppiere!!!
Oggi alla National Art Library del Victoria & Albert Museum sono conservati i dieci volumi originali pubblicati a partire dal 1872 (purtroppo non sono sopravvissuti i listini prezzi dei prodotti che erano pubblicati a parte!).


Il catalogo è in inglese, tuttavia lo consiglio anche a chi non conosce bene la lingua poiché ci sono le illustrazioni dei prodotti con il nome dell'oggetto posto in basso al disegno.
Per chi vuole cimentarsi in una lettura integrale dei dieci cataloghi originali può cercare su https://archive.org/ e inserire la parola chiave di ricerca Silber & Fleming Ltd.

lunedì 1 giugno 2020

Ritorno a Brideshead


Nella lista dei libri belli e da leggere sicuramente Ritorno a Brideshead merita un posto d’onore.  Pubblicato nel 1945 è il primo romanzo di Evelyn Waugh, quello che lui stesso definì il suo Opus Magnum, un'opera scritta tra pensieri autobiografici e conversione al cattolicesimo durante un periodo di convalescenza dovuta ad una ferita di guerra. Il tema del libro, come lo stesso Waugh riportò, consiste nell'intervento della grazia divina su un gruppo di personaggi diversi ma intimamente collegati. 
Il romanzo rievoca gli anni della giovinezza trascorsi in college esclusivi Oxford attraverso gli occhi e la penna del giovane Charles Ryder, studente  amico di Sebastian, giovane rampollo dei Flyte. 


Britain Magazine, sept 2016
Aristocratici, snob e ferventi cattolici i Flyte percorrono il loro 'viale del tramonto' anteponendo la  religione a tutto, a costo di rinunce e sofferenze. 
Il declino della famiglia è quello dell’intera classe aristocratica britannica che già all’inizio del primo conflitto mondiale affrontava la crisi del suo sistema. A Brideshead, nell'antica dimora dei Flyte, la vita e la religione sono indissolubili. I riti e le cerimonie, capisaldi dell'aristocrazia,  stanno per essere sopraffatti dai venti di guerra che dissolveranno proprio quella classe sociale chiusa e poco incline ai cambiamenti. 
Matthew William Goode nel ruolo di Charles Ryder (2008)
E così la storia, tra sacro e profano, segue il suo corso durante il quale il giovane Charles passerà dall’amore per Sebastian, il suo ‘biglietto di ingresso’ nel mondo nostalgico e aristocratico di Brideshead,  a quello di Julia, la sorella di Sebastian che in un certo qual modo diventerà la sua 'porta di uscita' da quello stesso mondo.
Il ruolo di Brideshead nel romanzo è determinate. La splendida residenza di campagna occupa un posto speciale per la sua bellezza e magnificenza. E’ motivo di attrazione ma nello stesso tempo anche di fuga.



Consiglio, ovviamente dopo aver letto il romanzo, di vedere il film del 2008. Uno splendido Matthew William Goode nei panni di Charles Ryder  e Emma Thompson in quelli dell’algida Lady Machmain. Una visione che si snoda tra atmosfere vintage inglesi, italiane (i giovani protagonisti andranno in visita da Lord Machmain a Venezia), fino al Marocco, dove Sebastian troverà la strada della sua fragile vita.

Castle Howard (link)
Nel film Brideshead è lo splendido Castle Howard (in realtà non è un vero castello ma una dimora signorile nel nord dello Yorkshire, in Inghilterra, a 15 miglia a nord di York). Costruito 1699 e il 1712 per il 3º conte di Carlisle, su progetto di Sir John Vanbrugh. È classificato con un Grade listed I ovvero luogo di eccezionale rilevanza storica. 
Castle Howard è la casa di una parte della famiglia Howard da oltre 300 anni ed è una delle più grandi case di campagna in Inghilterra, con un totale di 145 camere e una tenuta che, al tempo del 7º conte di Carlisle, copriva oltre 13.000 acri (5.300 ettari) e comprendeva i villaggi di Welburn, Bulmer, Slingsby, Terrington e Coneysthorpe.