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martedì 6 marzo 2018

6 Marzo 1906

The Nature Notes of an Edwardian Lady, Edith Holden, 1905
March, 6 1906
"Tonight a Toad was discovered jumping about in the hall; it must have come in through the garden door which has been standing open all day. Another day of bright sunshine. The leaf -buds in the hedges have been making wonderful progress these last three days of sunshine and the Elm blossom has opened outwide, showing all its little anthers and filament. In the morning I visited the field where the daffoddilf grow; the buds are all standing up above the grass, standing up straight like little green lance-heads among their spears of blue green leaves".
The Country Diary of an Edwardian Lady, Edith Holden, 1906

The Country Diary of an Edwardian Lady, Edith Holden, 1906

6 Marzo 1906
"Stanotte abbiamo trovato un rospo che saltellava qua e là nell'anticamera: deve essere entrato in casa dalla porta sul giardino che è rimasta aperta tutto il giorno. Altro giorno di sole splendente. Le gemme delle foglie sulle siepi hanno fatti grandi progressi in questi tre ultimi giorni di sole e i fiori dell'olmo si sono completamente aperti, mostrando le piccole antere e i filamenti.   In mattinata sono andata nel campo dove crescono le giunchiglie; i boccioli si ergevano sopra l'erba, si ergevano ben diritti come minuscoli verdi lance sui germogli delle loro foglie verdi-azzurre".
(tratto da "Il Diario di Campagna di una signora inglese del primo novecento", Edith Holden 1906)

The Country Diary of an Edwardian Lady, Edith Holden, 1906


domenica 4 marzo 2018

Libri senza tempo...

Casa Howard è un libro che, come tanti indimenticabili classici, deve essere letto più volte. Il mio 'primo incontro' con Edward Morgan Forster e questo suo romanzo risale ai tempi dell'università ma devo ammettere che oggi, con qualche 'annetto' in più sulle mie spalle, mi è sembrato di leggerlo per la prima volta. 



A mio avviso è un capolavoro! La penna di Forster scorre in una maniera irrefrenabile. Rabbia e sorriso, odio e amore si sono accavallati nella mia mente in momenti di intensa lettura. 
Forster è un maestro nel raccontare l'Inghilterra sociale e culturale dei primi del Novecento attraverso la storia di tre famiglie di tre differenti classi sociali: i Wilcox, ricchi e altolocati, gli Schlegel intellettuali, idealistici e borghesi e i Bast una giovane coppia proletaria.  Al centro della narrazione c'è proprio casa Howard, la dimora di campagna che Ruth Wilcox, moglie di Henry, lascia in eredità a Margaret Schlegel e che diviene il teatro delle vicende familiari.


I destini dei personaggi si incrociano sullo sfondo di una casa di campagna che simbolicamente rappresenta l'Inghilterra lontana dalla civiltà industriale e commerciale ma al tempo stesso è il luogo in cui si consumano i conflitti di classe dei personaggi ognuno espressione metaforica degli individui e delle mentalità dell'epoca. 
Se è vero che Forster per descrivere le sorelle Schlegel si è ispirato a Virginia Woolf e alla sorella Vanessa Bell allora consiglio di leggere l'edizione del romanzo con la prefazione scritta dalla stessa Woolf (la mia è quella Newton del 2010).

"Lo svolgimento della storia è magistrale. Quella cosa indefinibile ma estremamente importante, l'atmosfera del libro, risplende d'intelligenza".
V.Woolf

Per leggere questo romanzo ho preso tempo. Ho diviso in quattro parti il testo e alla fine di ogni parte ho visto uno dei quattro episodi della serie tv uscita in UK lo scorso anno, tratta proprio dal romanzo e diretta da Hettie MacDonald con la sceneggiatura di Kenneth Lonergan. 


Risultato? Una magica contrapposizione di pagine, immaginazione e scene televisive!  Un vero viaggio nel romanzo! Provate per credere! :)
La miniserie ha debuttato su BBC One in UK lo scorso novembre e su Starz in USA ai primi del 2018 (..e in Italia??)
Il ruolo di Margaret Schlegel è stato interpretato da Hayley Atwell, attrice inglese famosa per aver interpretato Peggy Carter nei film della Marvel Cinematic Universe; nel ruolo di Henry Wilcox troviamo l'attore Matthew MacFadyen (il Mr. Darcy della versione di Orgoglio e Pregiudizio del 2005!)
Inutile dire che questa versione TV mi è piaciuta tanto! Ascoltare e 'vedere' la storia che è appena uscita dalle pagine del libro e stato emozionante, una sorpresa anche se sorpresa non era. 


Questa nuova produzione televisiva non supera l'indimenticabile film del 1992 diretto da James Ivory, con Vanessa Redgrave, Anthony Hopkins, Emma Thompson ed Helena Bonham Carter, ma offre un altrettanto lodevole omaggio al romanzo e al suo autore.




Bellissime le location in cui sono girate le recenti scene di Howard End...
...una casa privata nel Surrey come dimora di campagna dei Wilcox...





...e quella di città dei Schlegel in Myddelton Square (nel film Wickham Place)...




...West Wycombe Park nel  Buckinghamshire 
(nel film la casa del matrimonio di Evie) ...






 ...la meravigliosa Harry Warren House -Studland Bay nel Dorset
 (nel film casa della zia Juley) ...






...e Swanage Pier il molo dove Henry e Margaret passeggiano ...




"Il prato veniva falciato di nuovo, i grandi papaveri rossi si riaprivano nel giardino. Sarebbe seguito luglio con i piccoli papaveri rossi tra il grano. Agosto con il taglio del grano. Questi piccoli eventi sarebbero diventati parte di lei, anno dopo anno".
(Casa Howard, trad. E. La Stella, Newton )


Per avere una piccola anteprima ecco il trailer Starz e quello BBC One (speriamo di vedere presto quello dell'edizione italiana! :)

venerdì 1 luglio 2016

The Second Coming


Nel 1919 William Butler Yeats scrisse i versi di "The second coming" una poesia stampata per la prima volta in The Dial (novembre 1920) e poi inclusa nella raccolta Michael Robartes and the Dancer. 
I versi belli, forti e potenti descrivono l'atmosfera di declino dell'Europa alla conclusione della guerra attraverso l'immaginario dell'Apocalisse e con la Seconda venuta.
Yeats sosteneva che la storia era ciclica e che ogni ciclo durava circa 2000 anni dall'avvento del Cristianesimo.  Nel suo pensiero post guerra le classi dirigenti non erano state in grado di proteggere la cultura tradizionale dei popoli da movimenti di massa materialistici e dalla mera anarchia. 
Leggendola oggi più che mai mi viene da pensare che forse dobbiamo attendere anche noi un Secondo avvento per risorgere da inesorabile tramonto del mondo?...

IL SECONDO AVVENTO

Girando e girando nella spirale che si allarga
il falco non può udire il falconiere;
Le cose crollano; il centro non può reggere;
Mera anarchia è scatenata sul mondo;
La corrente torbida di sangue è scatenata, ovunque
Il rito dell'innocenza è sommerso;
Ai migliori manca ogni convinzione, mentre i peggiori
Sono pieni di appassionata intensità.

Di certo qualche rivelazione è vicina;
Di certo il Secondo Avvento è vicino.
Il secondo Avvento! Appena dette queste parole
Una vasta immagine emergente dallo Spiritus Mundi
Mi turba la vista: in qualche luogo tra le sabbie del deserto
Una forma - corpo di leone, testa di uomo,
Lo sguardo inespressivo e spietato come il sole -
Si muove sulle sue lente cosce, mentre tutto all'intorno
Turbinano le ombre degli sdegnati uccelli del deserto.

Le tenebre scendono ancora; ma adesso io so
che venti secoli di sonno pietroso
Furono turbati fino all'incubo dal dondolar di una culla.
E quale mai informe animale, giunta finalmente la sua ora,
Si avvicina a Betlemme per nascere?

Portrait of William Butler Yeats
by John Singer Sargent, 1908 (link)
In 1919 William Butler Yeats wrote the verses of "The second coming" a poem first printed in The Dial in November 1920, and afterwards included in his 1921 collection of verses Michael Robartes and the Dancer.
The beautiful verses, strong and powerful describe the atmosphere of Europe's decline at the end of the first world war through the imagery of the Apocalypse and the Second Coming.
Yeats argued that history was cyclical and that every historical cycle lasted 2000 years since the advent of Christianity. He wrote that the ruling classes had not been able to protect the the traditional culture of Europe from materialistic mass movements.
My consideraton is that if someone tries to destroy dreams and hopes of our Europe do we really wait the Second Coming to pass the decline of our world? 

THE SECOND COMING

    Turning and turning in the widening gyre
    The falcon cannot hear the falconer;
    Things fall apart; the centre cannot hold;
    Mere anarchy is loosed upon the world,
    The blood-dimmed tide is loosed, and everywhere
    The ceremony of innocence is drowned;
    The best lack all conviction, while the worst
    Are full of passionate intensity.

    Surely some revelation is at hand;
    Surely the Second Coming is at hand.
    The Second Coming! Hardly are those words out
    When a vast image out of Spiritus Mundi
    Troubles my sight: a waste of desert sand;
    A shape with lion body and the head of a man,
    A gaze blank and pitiless as the sun,
    Is moving its slow thighs, while all about it
    Wind shadows of the indignant desert birds.

    The darkness drops again but now I know
    That twenty centuries of stony sleep
    Were vexed to nightmare by a rocking cradle,
    And what rough beast, its hour come round at last,
    Slouches towards Bethlehem to be born?



O forse non ci resta che pensare al luogo ideale in cui vivere come lo stesso Yeats sognava nell'isola disabitata nel lago Lough Gill, nei pressi di Sligo, in Irlanda?. 
L'isola fu il luogo in cui il poeta visse da bambino e successivamente rappresentò il suo desiderio di pace, tranquillità e di ritorno alla natura, il luogo ristoratore in cui gli esseri umani potevano  rifugiarsi per sfuggire al caos e alle influenze corruttrici della civiltà.

L'ISOLA SUL LAGO DI INNISFREE 

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree 
E costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: 
nove filari e fave voglio averci, e un’alveare, 
e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape. 
E un po’ di pace avrò, chè pace viene lenta 
Fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano; 
e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla 
come di porpora, e l’ali dei fanelli ricolmano la sera. 
Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno 
Odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva di un suono lieve; 
e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi, 
nell’intimo del cuore ecco la sento.


Innisfree (link)

We should have a perfect place where live as Yeats told. He dreamed the uninhabited island of Innisfree in the lake Lough Gill, near Sligo, Ireland.
The island was the place where the poet spent his childhood and represented his desire for peace, quiet and return to nature, in a restful place where humans could take refuge from chaos and the corrupting influences of civilization.

THE LAKE ISLE OF INNISFREE

I will arise and go now, and go to Innisfree,
And a small cabin build there, of clay and wattles made:
Nine bean-rows will I have there, a hive for the honeybee,
And live alone in the bee-loud glade.
And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,
Dropping from the wheels of the morning to where the cricket sings;
There midnight’s all a glimmer, and noon a purple glow,
And evening full of the linnet’s wings.
I will arise and go now, for always night and day
I hear lake water lapping with low sounds by the shore;
While I stand on the roadway, or on the pavement grey,
I hear it in the deep heart’s core.

William Butler Yeats (13 giugno 1865 – 28 gennaio 1939) fu un poeta irlandese e una delle figure più significative della letteratura del XX secolo. nacque a Sandymount in Irlanda. Trascorse parte della sua infanzia a Sligo. Studiò poesia e sin a piccolo fu affascinato dalle leggende e dall'occulto.

William Butler Yeats (13 June 1865 – 28 January 1939) was an Irish poet and one of the foremost figures of 20th-century literature. He was born in Sandymount, Ireland and educated there and in London; he spent his childhood holidays in County Sligo. He studied poetry in his youth and from an early age was fascinated by both Irish legends and the occult. 



venerdì 7 novembre 2014

November by E. J. Coatsworth


Elizabeth Jane Coatsworth (May 31, 1893 – August 31, 1986) was an American writer of fiction and poetry for children and adults. She won the 1931 Newbery Medal from the American Library Association award recognizing The Cat Who Went to Heaven as the previous year's "most distinguished contribution to American literature for children."
The story is set in ancient Japan, and is about a penniless artist and a cat that his housekeeper brings home. The storyline is supposedly based on an old Buddhist folk tale and this timeless fable has been a classic since its first publication in 1930


Novembre

Novembre arriva
E novembre va via,
Con le ultime bacche rosse
E la prima neve bianca.

Con la notte che viene presto,
E l'alba che arriva in ritardo,
E ghiaccio nel secchio
E gelo dal cancello.

Gli fuochi bruciano
E i bollitori cantano,
E la terra sprofonda per riposare
Fino alla prossima primavera.

Elizabeth Coatsworth

Elizabeth Jane Coatsworth (31 Maggio 1893 - 31 Agosto 1986) è stata uno scrittrice americana di narrativa e poesia per bambini e adulti. Nel 1931 ha vinto la Newbery Medal conferita dal premio American Library Association con "Il gatto che è andato in cielo" riconosciuto come il contributo migliore alla letteratura americana per i bambini.
La storia è ambientata nel Giappone antico, e racconta di un artista squattrinato e di un gatto portato a casa dalla sua governante. La trama è presumibilmente basata su un antico racconto popolare buddista.

venerdì 28 febbraio 2014

A Venetian Masquerade

Pietro_Longhi, Il ridotto- link

Mysterious and intriguing the Carnival of Venice is one of the most beautiful in the world!
The first evidence of this Carnival dates back to a document of the Doge Vitale Falier in 1094, where he talks about public amusements and carnival in which the word is mentioned for the first time. The gradual development of this celebration has led over the centuries to a real production of masks techniques and costumes by the craftsmen  called "maschereri" a guild that since the time of the Doge Foscari, possessed a their statutes, dated back April 10, 1436. 



Misterioso ed intrigante il Carnevale di Venezia è uno dei più belli al mondo! 
Una prima testimonianza di questo Carnevale risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta.   Lo sviluppo graduale di questa  celebrazione ha portato nel corso dei secoli ad una vera produzione di tecniche di maschere e costumi ad opera dei "maschereri" (così erano chiamati gli artigiani adibiti alla fabbricazione di maschere) che fin dai tempi del Doge Foscari, possedevano un loro statuto, datato 10 aprile 1436.

Pietro Longhi, Il Ridotto
By the passing of time masquerade became a fashion able to level all social divisions and authorize the public derision of authority and aristocracy.

Con il passare del tempo, il travestimento diventò una moda in grado di livellare tutte le divisioni sociali e autorizzò la pubblica derisione dell’ autorità e dell’aristocrazia.

Pietro Longhi, La venditrice di essenze - link

Since the thirteenth century one of the most common disguises was the Bauta whose main characteristic was to hide the face. It was used both during the carnival and in everyday life. 
The people who wore it became unrecognizable as the mask hiding his face and altered voice.
Initially, the mask was black then were created Baute with white gypsum. The Bauta was often worn with the traditional black hat called ‘tricorno’ and a 'tabarro’ a black coat originating from the tradition of the eighteenth-century used by aristocracy to hide their identities.



A partire dal XIII secolo una delle maschere più comuni, utilizzata sia durante il carnevale sia nella vita quotidiana, fu la Bauta (o Larva) la cui caratteristica principale era quella di nascondere il volto e di alterare la voce in modo da rendere le persone che la indossavano irriconoscibili. Inizialmente la maschera era di colore nero poi furono create baute bianche di gesso.  La bauta veniva spesso indossata con il tradizionale tricorno nero come cappello e il tabarro, un mantello nero a ruota originario della tradizione popolana usata anche dall’aristocrazia settecentesca per nascondere la propria identità.  


Pietro Longhi, Il Ciarlatano, 1757 - link

Another very common mask was the 'moretta' or 'servetta muta' (mute servant) so called because it is held to the face by a button inside the mouth that did not allow dialogue. It was a small black velvet mask worn with a hat with fine garments and glazes.





Un’altra maschera molto comune fu la moretta o servetta muta chiama così perché si reggeva al volto con un bottone interno da tenere in bocca che non permetteva di dialogare. Era una piccola maschera di velluto nero indossata con un delicato cappellino e con degli indumenti d velature raffinate.

Pietro Longhi, Colloquio tra Baute

Other typical costumes of the times were Gnaga, a simple disguise used by men and women consists of a mask with the likeness of a cat (the people who wore it carried a basket on his arm that usually contained a kitten) and the Bernardone, a disguise used mostly by the common people a disguise used mostly by the common people that consists as a sick woman forced to walk with  crutches.



Altri costumi tipici dei tempi erano la Gnaga, un semplice travestimento da donna utilizzato dagli uomini  costituito da una maschera con le sembianza di una gatta( chi la indossava in genere una cesta al braccio che solitamente conteneva un gattino) e il Bernardone un travestimento utilizzato soprattutto dal popolo che consisteva nel fingersi una donna malata costretta a sostenersi con le grucce.

Pietro Longhi, Il rinoceronte, 1751 - link

Finally, the Medico della Peste (Plague Doctor), one of the most bizarre masks shaped as curved beak associated with the beak of a vulture. The mask impersonating the doctor who was going to visit the patients suffering from this disease. He wore goggles, gloves and a wand used to raised the garments of sick people. It was thought that this dress could guarantee protection from infection to the doctor. The origin seems to be from a French physician, Charles de Lorme, dating back to the sixteenth century.


Infine il Medico della Peste, una delle maschere più bizzarre a forma di becco ricurvo associata al becco di un avvoltoio. La maschera impersonava il dottore che andava a far visita ai pazienti colpiti da questo morbo;  dotato di occhiali, guanti e bacchetta, con la quale sollevava le vesti della gente ammalata. Si pensava che questo abito potesse garantire al medico la protezione dal contagio. L’origine sembra essere di un medico francese, Charles de Lorme, e risalente al XVI secolo.




Pietro Longhi was born in Venice on the 15 November 1702. He was the son of a silversmith, and he showed aptitude for the arts since he  was child. His artistic production was at first of a historical subject, then devoted himself to painting costume that made ​​him famous beyond the borders of the Serenissima. He painted scenes from the life of the peasants and the poor classes of Venetians, and, in the forties, the life of the Venetians, inside and outside the aristocratic palaces. Many of his masterpiece are exposed at Ca' Rezzonico, the magnificent palace Museum of 18th century in Venice 

Pietro Longhi nacque a Venezia 15 novembre 1702. Figlio di un argentiere, fin da bambino dimostrò attitudine alle arti.  La sua produzione artistica fu dapprima di carattere storico, poi si dedicò alla pittura di costume che lo rese celebre anche oltre i confini della Serenissima. Dipinse scene di vita dei contadini e dei ceti poveri veneziani, per poi passare, negli Quaranta, alla vita dei veneziani, fuori e dentro i palazzi. Molti dei suoi capolavori sono esposti al museo Ca' Rezzonico di Venezia sede del Museo del settecento veneziano.

« Fortunato sarà ugualmente il nostro comune amico celebratissimo Pietro Longhi, pittore insigne, singolarissimo imitatore della natura che, ritrovata una originale maniera di esprimere in tela i caratteri e le passioni degli uomini, accresce prodigiosamente le glorie dell'arte della Pittura, che fiorì sempre nel nostro Paese. »
(Carlo Goldoni, Le commedie, X, 1755)

mercoledì 4 dicembre 2013

The portait of...Anna Karenina?

“But the law of loving others could not be 
discovered by reason, because it is unreasonable.” 
 Leo Tolstoy, Anna Karenina

If Anna Karenina had a face what would it be? 
I guess while I was watching  a serie on italian TV, and then I 've read on the web that ...

Portrait of an Unknown Woman
Ivan Kramskoi, 1883

The Russian painter and art critic Ivan Kramskoi  (1837-1887) executed in 1883 this portrait of an unknown woman depicts a woman of 'quiet strength and forthright gaze' with a strong personality that shines through in his sensual lips, lazy eyes and bushy eyebrows, dressed in a fur coat on a black velvet jacket, fur hat, with thin leather gloves. The woman is sitting in an open carriage on Anichkov bridge in St. Petersburg
Although he was condemned by many critics as a representation of a haughty and immoral woman the popularity of this face has grown over time. Described as a prostitute and provocative woman the author remarked that 'within her is an entire epoch'.
Her identity has not been established by art historians but the painting, which is considered the inspiration for Leo Tolstoj, was used as a cover for some editions of the book Anna Karenina (but the book was published years before the portrait). This does not diminish the charm and helps to give a face to the famous character. The painting hangs in the Tretyakov Gallery, Moscow.
(source text: en.wikipedia.org)




E se Anna Karenina avesse un volto, quale sarebbe? Ho provato a chiedermelo mentre guardavo la serie televisiva trasmessa da Rai Uno e così ho scoperto che....

L'artista russo Ivan Kramskoi (1837-1887), pittore e critico d'arte  eseguì nel 1883 questo ritratto di una sconosciuta signora definita 'tranquilla e con lo sguardo schietto' dalla forte personalità che traspare nella labbra sensuali, gli occhi pigri e le folte sopracciglia vestita con una pelliccia nera su di una giacca di velluto, con un cappello di pelliccia e guanti di pelle sottili. La donna è seduta su una carrozza aperta sul ponte Anichkov a San Pietroburgo. 
Nonostante da molti critici fu condannato come rappresentazione di una donna altezzosa e immorale la popolarità di questo volto è cresciuta nel tempo. Descritta come una prostituta e donna provocante l'autore la definì 'il ritratto della sua epoca'.
Il dipinto, considerato come ispirazione per Lev Tolstoj è stato utilizzato come copertina per alcune edizioni del libro Anna Karenina (in realtà la pubblicazione risale a circa dieci anni prima dell'opera pittorica). Ciò non ne sminuisce il fascino e contribuisce a dare un volto al celebre personaggio.