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giovedì 29 giugno 2017

Il Tramonto della Luna

"Il tramonto della luna è l'ultima sua poesia, 
l'ultimo suo sospiro"

Giacomo Leopardi
(29 Giugno 1798- Napoli 14 Giugno 1837)


Il Tramonto della Luna è l'ultima poesia composta da Giacomo Leopardi. Fu scritta nella primavera del 1836 e pare che sia stata terminata nelle sue ultime ore dettando il testo all'amico Antonio Ranieri.
Con una bellissima similitudine tra il tramonto della luna e quello della giovinezza, tra vita della natura e vita dell'uomo il poeta sottolinea gli aspetti tristi della brevità e della fugacità della giovinezza e delle sue dolci illusioni a cui segue la vecchiaia, che vede appassire le illusioni e concludersi con la morte. Gli dei sono i responsabili della vita dell’uomo che sparita la giovinezza, non si colora più di altra luce, mentre quella della natura vedrà di nuovo il sole con una luce più intensa e gioiosa di quella della luna.

"La luna tramonta al mattino dietro i monti dell'Appennino o nelle acque del golfo di Napoli; il mondo s'immerge nel buio e svanisce l'affascinate alternativa di ombre e luci e la notte resta oscura; e il carrettiere solitario che va per la strada, cantando mestamente si congeda da quella luce che l'accompagnava; così la giovinezza si dilegua e lascia poi la vita, fuggono le ombre delle ingannevoli illusioni umane, si perdono le speranze a cui la vita si teneva aggrappata, e la vita resta oscura e abbandonata. Invano il viandante, cioè l'uomo, cerca una ragione che giustifichi il suo camminare, la sua esistenza s'accorge che l'umana sede gli è diventata estranea e che egli, a sua volta, e diventato estraneo al mondo.
Troppo felice e lieta sarebbe la nostra sorte se la giovinezza durasse tutta la vita. Simile a questa parte delle notte che segue il tramonto della luna, simile a questo buio, gli dei, con mente raffinata escogitarono la vecchiaia durante la quale si spegne ogni desiderio, ogni speranza, ogni fonte di piacere; la vecchiaia che è un supplizio tanto terribile da superare ogni altro e da costituire l'estremo di tutti i mali, ed è assai più dura della morte.
Questo paesaggio, caduto lo splendore che all'occidente inargentava il velo della notte, non resterà a lungo privo di luce, perché dall'altra parte presto, nel cielo, sorgerà il sole, che possente inonderà il mondo; ma la vita mortale, dopo la giovinezza, è svanita, non si colora mai di altra luce fino alla fin; ed al suo termine v'e solo una tomba."
(tratto dalla pubblicazione "Giacomo Leopardi fra Napoli e Torre del Greco" a cura di Ciro di Cristo - collana Pro Loco Torre del Greco)

Oggi, nell'anniversario della nascita del poeta, mi piace ricordarlo così, proprio mentre odo da Villa delle Ginestre una dolce melodia in sua celebrazione e una meravigliosa mezza luna brilla in cielo come non mai!:)


Luna al 29 giugno 2107
Il Tramonto della luna
dai Canti di Giacomo Leopardi

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là 've zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l'ombre lontane
Infra l'onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell'infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l'ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L'estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;

Tal si dilegua, e tale
Lascia l'età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l'ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s'appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a se l'umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.

Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S'anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D'intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.

Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all'occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall'altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l'alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza sparì, non si colora
D'altra luce giammai, nè d'altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l'altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura. 


The Setting of the Moon is the last poem composed by Giacomo Leopardi. It was written in the spring of 1836 and have been completed in his last hours dictated by him to his friend Antonio Ranieri.
With a beautiful similarity between moon and youth sunset, between the life of nature and the life of man, the poet emphasizes the sad aspects of the brevity and fugacity of youth with sweet illusions followed by old age that end with death. Gods are responsible for the life of man who has lost his youth, no more light than the other, while the nature of the sun will again see the sun with a more intense and joyful moon light.
Today, on the anniversary of his birth, I like to remember the poet,  while I'm hearing from Villa delle Ginestre a sweet melody in his celebration and a wonderful half moon hanging lonely in the sky!:)

The Setting Of The Moon 
Poem by Giacomo Leopardi

As, in the lonely night,
Above the silvered fields and streams
Where zephyr gently blows,
And myriad objects vague,
Illusions, that deceive,
Their distant shadows weave
Amid the silent rills,
The trees, the hedges, villages, and hills;
Arrived at heaven's boundary,
Behind the Apennine or Alp,
Or into the deep bosom of the sea,
The moon descends, the world grows dim;
The shadows disappear, darkness profound
Falls on each hill and vale around,
And night is desolate,
And singing, with his plaintive lay,
The parting gleam of friendly light
The traveller greets, whose radiance bright,
Till now, hath guided him upon his way;

So vanishes, so desolate
Youth leaves our mortal state.
The shadows disappear,
And the illusions dear;
And in the distance fading all, are seen
The hopes on which our suffering natures lean.
Abandoned and forlorn
Our lives remain;
And the bewildered traveller, in vain,
As he its course surveys,
To find the end, or object tries,
Of the long path that still before him lies.
A hopeless darkness o'er him steals;
Himself an alien on the earth he feels.

Too happy, and too gay
Would our hard lot appear
To those who placed us here, if youth,
Whose every joy is born of pain,
Through all our days were suffered to remain;
Too merciful the law,
That sentences each animal to death,
Did not the road that leads to it,
E'er half-completed, unto us appear
Than death itself more sad and drear.
Thou blest invention of the Gods,
And worthy of their intellects divine,
Old age, the last of all our ills,
When our desires still linger on,
Though every ray of hope is gone;
When pleasure's fountains all are dried,
Our pains increasing, every joy denied!

Ye hills, and vales, and fields,
Though in the west hath set the radiant orb
That shed its lustre on the veil of night,
Will not long time remain bereft,
In hopeless darkness left?
Ye soon will see the eastern sky
Grow white again, the dawn arise,
Precursor of the sun,
Who with the splendor of his rays
Will all the scene irradiate,
And with his floods of light
The fields of heaven and earth will inundate.
But mortal life,
When lovely youth has gone,
Is colored with no other light,
And knows no other dawn.
The rest is hopeless wretchedness and gloom;
The journey's end, the dark and silent tomb. 


Villa delle Ginestre

domenica 29 maggio 2016

Le quarantanove preferite da Giacomo

La copertina del libro

Il legame tra Giacomo Leopardi e Napoli attraversa anche la cucina napoletana dell'ottocento. Tra i manoscritti rari custoditi nella Biblioteca Nazionale di Napoli, è conservata una lista autografa di quarantanove pietanze di cui il poeta si limita a segnare solo i nomi senza dare indicazioni o commenti.

La lista custodita alla Biblioteca Nazionale di Napoli

Perché Leopardi scrisse questa lista? Per far conoscere le sue preferenze a Pasquale Ignarra il cuoco di casa Ranieri? Probabilmente non avremmo mai una risposta certa, ma possiamo indagare sulle sue scelte in materia di cucina per comprenderne un ulteriore aspetto della complessa e geniale personalità che, come scrisse l'amico Antonio Ranieri in Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi (1880), era spesso vissuta tra eccessi e sregolatezze.
Massimo Ricciardi in Le Quarantanove preferite da Giacomo (Edizioni Duemme) con minuzioso e attento studio individua nella lista scritta negli anni che Leopardi trascorse a Napoli le analogie con il trattato di Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1837 che conteneva centinaia di ricette della cucina tradizionale napoletana dell'ottocento.

Frontespizio della prima edizione dell'opera di Cavalcanti
Le pietanze sono riportate così come scritto nei testi da cui sono tratte e in appendice l'autore ha individuato quattro possibili menù che relazionano la lista del Leopardi alle ricette del Cavalcanti. 
L'autore del libro è Massimo Ricciardi professore ordinario di Botanica Sistematica presso la facoltà di Agraria di Portici dell'Università di Napoli Federico II e vice delegato della delegazione di Napoli dell'Accademia Italiana di cucina. 



Scheda del libro:
Copertina flessibile: 94 pagine
Editore: Duemme (10 marzo 2016)
Lingua: Italiano
Costo di copertina euro 18 (spedizione gratis)
E' possibile ordinare il libro inviando una email a valeria.altiero@gmail.com scivendo come oggetto 'ordine libro'. Riceverete una email di risposta con le modalità di acquisto.




giovedì 2 luglio 2015

Vita in Villa

Giacomo Leopardi tra memoria e poesia. La visita ai luoghi in cui soggiornò il poeta è stata un gran successo. Contrapposizione tra morte - quella di Leopardi che avvenne proprio il 14 giugno di 178 anni fa -  e la vita quella che si erge nei 'suoi luoghi' grazie alla partecipazioni di così tanti visitatori.
Nell'itinerario due dimore rese celebri da due autori: Villa delle Ginestre ove Leopardi scrisse La ginestra  e Il tramonto della Luna e Villa Marghieri ove Clotilde Betocchi Marghieri scrisse il romanzo Vita in Villa.
Le ville, poste a poche centinaia di metri l'una dall'altra, sono raggiungibili attraverso un suggestivo percorso nella campagna vesuviana.


Clotilde Marghieri

Negli anni Trenta, quando decide di trasferirsi in campagna, Clotilde Marghieri è una signora dell'alta borghesia napoletana che lascia con la città il mondo rassicurante dei salotti, i riti della vita sociale e la commedia del privilegio. Nella casa di Torre del Greco diventa scrittrice e proprio ad essa dedica la sua prima opera narrativa. 
Le storie che narra sono le piccole battaglie, i molti assilli quotidiani di una donna che in nome dell'indipendenza affronta un percorso solitario e faticoso. Tra passione e sdegno, distacco e partecipazione, l'autrice inventa per la sua Arcadia vesuviana uno stile che, intrecciando classico a parlato, trova i propri modelli nelle "correspondance" e negli "essay" del Settecento europeo.


Villa Marghieri - Torre del Greco

Pur essendo cresciuta nell'alta borghesia napoletana Clotilde lascia senza scrupoli il bel mondo privilegiato dei salotti per trasferirsi a Torre del Greco. La vita di campagna si rivelò una straordinaria esperienza, procurando tempo, solitudine e serenità necessari alla scrittrice dallo spirito sottile e dal sentire profondo. Nelle storie racconta la gente del Vesuvio, calda come il 'suo' Vulcano.





'Vita in villa è un libro pieno di sole. Ci sono dentro tutte le luci del giorno, il chiarore dell'alba e lo sfolgorio del mattino, i riflessi accecanti della controra.  Sopratutto, infocati o languidi, ci sono i tramonti sul golfo'.
Prefazione al libro  - edizione Avagliano


Clotilde Betocchi Marghieri
Clotilde Betocchi nacque a Napoli nel 1887, studiò a Firenze dove conobbe Bernard Berenson, con il quale intrattenne un ampio carteggio. Sposata nella città partenopea con Gino Marghieri, cominciò a scrivere nel 1935 su vari quotidiani, tra cui «Il Corriere della Sera», «Il Mondo», «Il Mattino», «La Nazione».
Da Napoli si trasferì nella sua abitazione in campagna alle pendici del Vesuvio, presso Torre del Greco. Nel 1939 si trasferì a Roma. Non mancarono altri soggiorni nella villa di campagna fino al 1963 quando fu definitivamente ceduta ad altri.
"Vita in villa" fu il suo primo libro pubblicato nel 1960 ed accompagnato da una lettera di G.B. Angioletti.

Altri suoi romanzi:
"Le educande di Poggio Gherardo" (1963), poi ripubblicato (1972) col titolo "Le educande", "Il segno sul braccio" (1970), "Amati enigmi" (1974).
Nel 1963 vince il Premio Sebeto e nel 1970 il Premio Villa San Giovanni.
Morì a Roma nel 1981. Nello stesso anno esce il carteggio "Specchio doppio (1927-1955)", dove sono pubblicate le lettere tra Clotilde e Bernard Berenson.

Su Panorama del 9 febbraio 1986 la giornalista Camilla Cederna la ricorda in un articolo dal titolo: “Una scrittrice da riscoprire”:
“Una donna che ho frequentato a Roma nel suo salotto di via della Consulta: grandi librerie con edizioni rare, mobili inglesi, rose, il rito del tè. E lei che, già anziana, sdraiata sul sofà con una coperta sulle gambe, giocava come sempre ad ammaliare gli amici con il fascino delle sue conversazioni, ad annodare sottili rapporti con persone di cui ammirava l'intelligenza. Di grande famiglia alto borghese napoletana, Clotilde doveva essere stata molto attraente...Belle gambe, lunghe.
Sensibili lineamenti aquilini, occhi neri e penetranti, una risata da ragazza che conservò fino agli ultimi giorni. Nell'esclusivo collegio fiorentino di Poggio Gherardo (vedi Le educande) imparò a leggere e a parlare alla perfezione il francese,il tedesco, l'inglese. Di una spregiudicatezza precoce, presto sposata e poi separata, visse indipendente incontrando persone famose, leggendo tutto il leggibile. E cominciò a far salotto, come si dice oggi, nella sua magica casa di Torre del Greco”

In sua memoria G.B. Angioletti scrisse:
 “… Lei ha saputo rappresentare con arte e con sapienza, come meglio non si poteva, quell’avvicendarsi di passioni e di avversioni che è proprio della gente del Vesuvio; questa gente che sempre ritorna alla propria calda, amorosa umanità, così come il Vulcano, dopo ogni furore, si ricompone nella sua stupefacente bellezza”.

venerdì 5 giugno 2015

Passeggiate Leopardiane

Giacomo Leopardi 



14 Giugno 2015
178° ANNIVERSARIO
DELLA MORTE 
di
Giacomo Leopardi

Passeggiata nei luoghi leopardiani,
da Villa Marghieri a Villa delle Ginestre.
Sabato 13 e Domenica 14 Giugno 2015
dalle 9,30 alle 13,00




Il 14 giugno, nel giorno del 178° anniversario della morte di Giacomo Leopardi, la Pro Loco di Torre del Greco organizza le Passeggiate Leopardiane nei luoghi frequentati dal poeta durante i suoi soggiorni nella città.

Villa delle Ginestre (Villa Ferrigni)

Programma
Ritrovo con i partecipanti nel parcheggio dell’ex-Complesso TICINO 
Viale dell’Industria (Via Giovanni XXIII) alle ore 9,30 e alle ore 11,30 
- Prenotazione obbligatoria -

Lungo il percorso degustazione dei prodotti agricoli della zona (albicocche, marmellate, miele, vino e quant’altro in produzione) offerti dagli abitanti  della contrada.
 Lettura  brani di  Marghieri  e Leopardi.
Visita guidata dei luoghi e della Villa delle Ginestre. 
(Ingresso Villa € 3,00)


Coordinatore della manifestazione:
- Angelo Di Ruocco,  Direttore  Editoriale del  periodico  “La Tofa”

Associazioni partecipanti:
- GAV   Gruppo Archeologico Vesuviano   
-  Ass. Il Ponte  - Ass. Incontri nel Verde  
- Circolo Airone
- Panathlon International / Club “Costiera Sorrentina & Vesuvio” 
- Ass. Expoitaly





Segreteria organizzativa
 Pro Loco Torre del Greco 
Tel. 081.8814676




venerdì 28 novembre 2014

Giacomo Leopardi by Liebig

"Raggio divino al mio pensiero apparve,
Donna, la tua beltà. Simile effetto
Fan la bellezza e i musicali accordi,
Ch'alto mistero d'ignorati Elisi
Paion sovente rivelar".
Aspasia, Giacomo Leopardi, 1834 


In nineteenth century many companies gave beautiful cards as advertisment. These cards often rapresented lovely scenes in black and white or color scenes with the advertisements of the brand on them.
In Italy the most famous figurines were made by Baron Justus von Liebig to advertise Liebig meat extracts. 
Over the years cards have become small masterpieces of the chromolithographic art. They were made with big attention to detail, drawings and descriptions.

The serie that I show below  is "The Canti of Leopardi" published on the 1966.

N.1 - All'Italia 
(1818)



In Francia nel XIX secolo si diffuse la moda di reclamizzare i prodotti di un'azienda regalando gadget che consistevano in figurine in bianco e nero o a colori con scene tematiche e messaggi pubblicitari sulle vignette o sui retro di esse.
In Italia le figurine più famose furono quelle realizzate dal barone Justus Von Liebig per pubblicizzare i suoi estratti di carne.
Negli anni le figurine Liebig sono diventate dei piccoli capolavori dell’arte cromolitografica realizzate con cura nei dettagli dei disegni e delle descrizioni.
La serie di figurine che vi mostro di seguito è quella de “I canti del Leopardi” pubblicate nell'anno 1966.


N. 2 - L'infinito 
(1819)



The cards were published by Liebig from 1872 to 1974. They were published 1871 series each containing from 6 to 12 figurines in size 7 x 11. The drawings of each series concerned different topics: nature, history, art, science, literature, theater etc. 
The series issued after the First World War have quotations quite accessible. Those published before, are considered rarities and they have considerable value. 
Today these figurines attract collectors from around the world and some of them are rarities such as the first series printed in France.

N. 3 - Le Ricordanze
(1829)



Le figurine sono state pubblicate dalla Liebig dal 1872 al 1974 per un totale di 1871 serie ognuna contenente dalle 6 alle 12 figurine in formato 7 x 11. 
I temi delle figurine sono di vario genere: natura, storia, arte, scienza, letteratura, teatro etc. Le serie emesse dopo la prima guerra mondiale hanno delle quotazioni abbastanza accessibili. Quelle considerate rarità hanno valore considerevole. Oggi queste figurine appassionano collezionisti di tutto il mondo e  alcune si esse sono delle vere rarità come ad esempio le prime serie stampate in Francia. 


N.4 - Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
(1829-1830)



N. 5 - Il sabato del villaggio
(1829)



I love them! Take a look at the color and the details! The series ends with "La Ginestra," one of the last poems written at 'Villa Ferrigni' in Torre del Greco, my hometown!:)

Penso che sono una vera delizia di colori e di disegni! La serie non poteva terminare se non con "La Ginestra" uno degli ultimi componimenti scritti a Villa Ferrigni a Torre del Greco la mia città!:) 

N. 6 - La Ginestra
(1836)




"A ray divine, O lady! to my thought
Thy beauty seemed. A like effect is oft
By beauty caused, and harmony, that seem
The mystery of Elysium to reveal"
(from "The Poems Of Giacomo Leopardi" Translated by Frederick Townsenda, 1887)

venerdì 14 novembre 2014

I Canti di G.Leopardi nelle traduzioni inglesi

In a collection of books by various authors on Giacomo Leopardi I found a beautiful text written by one of the most influential scholars of the poet, the essayist and Indian poet Ghan Shyam Singh that became an honorary citizen of Recanati for his studies on Leopardi at the Centro Nazionale di Studi leopardiani.

In una collezione di libri di autori vari su Giacomo Leopardi ho trovato un bellissimo testo scritto da uno dei più autorevoli studiosi del poeta, il saggista e poeta indiano Ghan Shyam Singh divenuto cittadino onorario di Recanati per il suoi studi su Leopardi presso il Centro Nazionale di Studi leopardiani. 


G.Singh book cover
The book entitled "I canti di Giacomo Leopardi nelle traduzioni inglesi" was published in 1990. The essay offers Italian and English versions of many  Leopardi's poems.
Praise to the poet, written by eminent figures of English literature, are testament to the genius of Leopardi was appreciated across the Channel.

Il volume dal titolo "I canti di Giacomo Leopardi nelle traduzioni inglesi" è stato pubblicato nel 1990. Il saggio offre la versione italiana ed inglese di molte opere leopardiane.
Gli elogi al poeta, scritti da eminenti figure della letteratura anglosassone, sono testimonianza di quanto il genio leopardiano venisse apprezzato oltremanica.



I really liked this words written by G.H. Lewis. He admired the patriotic songs (To Italy and Above the monument to Dante) and wrote that:  "from Dante downwards there have been no more piercing, manly vigorous strains tha those which vibrate in the organpeal of patriotism sent forth by Leopardi....(their) irregular but rhythmic march...seizes hold of your soul and irresistibly hurries you along it".

Ecco quanto scriveva G.H. Lewis ammirandone le canzoni patriottiche (All'Italia e Sopra il monumento di Dante) : da Dante in poi " non ci sono state note più intense, virili e vigorose di quelle che vibravano nel canto patriottico di Leopardi...la sua marcia irregolare ma ritmica s'impadronisce della tua anima e ti trascina irresistibilmente con sé".


'Il giovane favoloso" - movie scene
In the years of his youth in Recanati, his hometown, Leopardi wrote the Infinite, one of the most famous poems included in the collection of Idylls.

Negli anni della sua prima giovinezza a Recanati, sua cittadina natale, Leopardi scrisse l'Infinito, una delle poesie più celebri inserita nella raccolta degli Idilli. 


'Il giovane favoloso" - movie scene
The Infinite is beyond the hedge placed on top of a hill in a continuous comparison between the limit and the infinite, between reality and the sounds of silence of eternity. The natural landscape is closely related to the expression of the states of mind of man to a reflection on time, history, and the sad fate of the men.

L'infinito è oltre la siepe posta sulla cima di un colle in un confronto continuo tra limite e infinito, tra suoni della realtà e il silenzio dell'eternità. Il paesaggio naturale  è strettamente legato all'espressione degli stati d'animo dell'uomo per una riflessione sul tempo, sulla storia e sul triste destino degli uomini. 


Villa delle Ginestre, Torre del Greco
Here the translation of the poem from G. Singh book by  R.C. Trevelyan  (1941) 

The Infinite
Dear to me always was this lonely hill,
And this hedge that esclude so large a part
Of the ultimate horizon from my view.
But as I sit and gaze, my thougth conceives
Interminable vastnesses of space
Beyond it, and unearthly silences, 
And profoudest calm; whereat my heat almost
Becomes dismayed. And as I hear the wind
Rustling  through these branches, I find myself
Comparing with this sound that infinite silence:
And then I call to mind eternity, 
And the ages that are dead, and this that now
Is living, and the noise of it. Ans so
in this immensity my thought sinks drowned:
And sweet it seems to shipwreck in this sea.




L'Infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quïete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Infinità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.


The second hand-written manuscript of L'infinto

The Infinite was set to music by the Italian composer Gaetano Braga (1829-1907). Leopardi sent to the composer a letter thanking him personally. The letter is still kept at the museum house of Gaetano Braga in Giulianova (source wikipedia.it)

L'infinito di Leopardi fu musicato dal violoncellista e compositore italiano Gaetano Braga (1829 – 1907). Lo stesso Leopardi mandò al compositore una lettera ringraziandolo personalmente. La lettera è tuttora conservata alla casa museo di Gaetano Braga a Giulianova (fonte wikipedia.it)




"Partakes of the superiority of his mind and the individuality of his characters. It is indeed evident that Leopardi gave to his delibarate compositions the essence, as it were, of his life...It is the union of severe discipline and great erudition with the glow, the directness, and the natural sentiment of a young poet which constitutes the distinction of Leopardi"
Henry Tuckerman, 1965, from G. Sing text

"La dizione di Leopardi riflette la superiorità della sua mente e l'individualità del suo carattere. E' chiaro che Leopardi diede l'essenza come se fosse della sua vita alle sue composizioni. E' proprio l'unione di una severa disciplina e di una vasta erudizione con lo splendore, la franchezza, e la naturalezza dei sentimenti in Leopardi che costituisce la sua distinzione".
Henry Tuckerman, 1965, tratto dal libro di G.Singh