lunedì 22 maggio 2017

Pensieri sparsi…I Libri

“Il libro è una cosa: lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto, 
ma se lo apri e leggi diventa un mondo.”
(Leonardo Sciascia)

A Lady in Pink, 1899
Patrick William Adam (1854-1929)

Quando posso scrivo delle osservazioni sui libri che leggo. Non recensioni professionali...il mio è puro genere amatoriale nato con l’idea di condividere un impressione, un’emozione o una sensazione.


A lady reading a book by Ernst Liebermann

Woman Reading in an Interior.
Carl Vilhelm Holsoe (Danish, 1863-1935).
Chi mi conosce sa che, ahimè, non riesco mai a leggere un solo libro per volta! 
I miei ‘scaffali’ quotidiani, sempre pronti per le mie molteplici esigenze, sono: un comodino vicino ad un letto sul quale ogni sera porto il libro che proprio non posso fare a meno di leggere (ma che spesso dopo la prima pagina ho già chiuso gli occhi!),  un cruscotto dell'auto sempre pieno di libri vari (perché una mamma mentre aspetta i figli durante le loro attività pomeridiane può approfittare dei veri e forse unici momenti di relax della giornata!!:), una borsa in cui il libro trova sempre spazio tra chiavi e portafogli, una shopping bag da lasciare in macchina con gli ultimi numeri delle riviste in abbonamento e il libro che ogni tanto spunta alla ribalta (perché non si sa mai… magari ho voglia di leggere qualcosa altro!:) e ovviamente i miei scaffali di casa... 

Blanche, Jacques Emile (1861-1942)

The Letter.
Edmund Blair Leighton (British, 1853-1922)
...E così finisce che il tempo che intercorre tra l’acquisto di un libro e l’inizio e la fine della lettura spesso sia più lungo del dovuto … e quella che magari è pensata con una recensione arriva quando tutti hanno già letto quel testo!:) 
Ogni mio libro entra in una sorta di 'lista' in attesa di essere preso! Il bello è che così il sogno diventa più lungo… Già proprio così…ogni storia è un sogno in cui immergersi, un viaggio verso mete lontane e sconosciute che lasciano sempre un preciso ricordo.

Jon Uban

E che dire di quei pochi minuti che trascorrono quando hai letto l’ultima pagina, chiudi la copertina e prima di posarlo indugi a pensare? Lì scorre il vero momento in cui sola con te stessa sorridi o asciughi piccole lacrimuccie o certe volte ti arrabbi perché non è andata come volevi o semplicemente sogni….magari un Mr. Darcy che resiste a 200 anni di innamoramenti o semplicemente un mister X o una miss X in un paese X con una vita X e tante XXX nella loro vita!

The Letter by William Kay Blacklock (English, 1872-1922)

A Pleasant Corner by John Callcott Horsley
'Leggete per vivere' scriveva Gustave Flaubert ed io concordo pienamente con lui… !
I miei generi preferiti? Biografie ed autobiografie al primo posto...ma subito dopo romanzi storici...classici...saggi...ed anche racconti, favole, poesie, libri di cucina, di tradizioni, libri illustrati e vintage! Capitolo a parte sono i diari quelli belli preferibilmente tra scritti tra '700 e '800 (presto scriverò un post sull'argomento!).

World of Dreams (1876).
Lady Laura Theresa Alma-Tadema (English, 1852-1909)
Ammetto che l'Inghilterra è molto spesso presente nelle mie scelte e mi dispiace che una gran parte dei bei libri illustrati su vari argomenti non sia pubblicata in italiano!
Pochi sono i miei libri digitali: per me la carta è insostituibile. Il libro va toccato, odorato, manipolato, aperto, chiuso ed anche lasciato lì sul tavolino...solo per il semplice gusto di osservarlo!
Socrate scriveva: Saggio è colui che sa di non sapere. Impossibile dagli torto! 
Il mio unico rammarico è che il tempo per leggere è sempre poco ma nonostante ciò vale sempre la pena di provare anche solo per un paio di pagine al giorno!

Young Woman Reading by Alfred Stevens
‘“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito … perché la lettura è un’immortalità all’indietro" (Umberto Eco)

Evening at home by Sir Edward Poynter

giovedì 18 maggio 2017

Lost Souls




Poesie scritte da un mio caro amico. Ho chiesto ed avuto il permesso di condividerle con voi. Io le adoro!:)

Anime in Pena
di Giuseppe Brunasso

Sei stata il bacio delicato  
che l'ultimo raggio di sole 
dona al primo raggio di luna,
quell'attimo di pura follia 
che commiata la luce 
e prelude alla notte, 
il tenero abbraccio 
che spegne l'ardore 
ed accende il desiderio.
… L’incontro fatale
di due anime in pena.

Insieme attraverseremo la tempesta
di Giuseppe Brunasso

Quando il cielo riverserà lacrime nervose
tra i petali dei nostri giorni radiosi,
io sarò lì a spargere mantelli sul tuo cammino,
per esserti forza e rifugio.
Insieme attraverseremo la tempesta.
Mi nutrirai con  sguardi profondi e delicati 
che accarezzeranno il cuore
come i baci che non ti ho ancora dato.
Non mi mancheranno le tue labbra 
ed i sorrisi che creeranno:
saranno loro ad incoronarmi, ogni giorno,
come tuo re.

- "Anime in Pena" è pubblicata nel calendario 2017 della Ursini Edizioni
- "Insieme attraverseremo la tempesta" è pubblicata nell’antologia “Parole d’Amore” della “Ursini Edizioni”(Feb 2017)



These poem were written by a very good friend of mine. I asked him for permission to share with you his verses. I really love them!

Lost Souls
by Giuseppe Brunasso

You have been the gentle kiss
That the last ray of sunshine
Gives to the first moonlight,
That moment of pure madness
Which moves the light
And preludes to the night,
The warm embrace
Which fades passion
And turns on desire.
... The fatal encounter
Of two lost souls.


Together we will walk through the storm
by Giuseppe Brunasso

When the sky will shed nervous tears
Among the leaves of our brighter days,
I will be there to spread cloaks on your path,
To be your strength and your refuge.
Together we will walk through the storm.
You will feed me with deep and sweet gazes
That will touch my  heart
Like kisses I have not given you yet.
I will not miss your lips
And the smiles that they will create:
They will crown me every day,
as your king.


Breve biografia dell'autore
Giuseppe Brunasso nasce a Torre del Greco il 10 Dicembre 1966. Attualmente vive a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Esercita la professione di Medico operando nel campo della diagnostica ecografica. Studioso dell’iconografia russa, dal marzo 2014 scrive sul mensile di arte e cultura “Il Saggio” di antiche Icone russe. Scrive poesie dall’età di 14 anni.

Negli anni ottiene numerosi riconoscimenti tra i quali:
- Primo classificato al VII Concorso Internazionale di poesie Auletta terra nostra con la lirica “Spietata Speranza”. 
- Primo premio della giuria popolare al ‘XX Concorso Internazionale di Poesie - Il Saggio – Città di Eboli” e Trofeo degli innamorati al ‘II Premio San Valentino’ svoltosi ad Atripalda con la lirica “Tu”. 
- Menzione di merito alla “IV edizione del Premio Alda Merini” svoltasi a Catanzaro;  premio speciale del sindaco di Eboli e  premio speciale del Consiglio dei Ministri al “XIX  Concorso Internazionale  di Poesia "Il Saggio - Città Di Eboli", menzione d’onore al “I concorso internazionale Avellino in versi”; menzione d’onore al V Concorso nazionale ed internazionale di poesia e narrativa “Club della poesia città di Cosenza” con la poesia “L’assenza”.

Diverse sue liriche sono state inserite in prestigiose antologie:
- “L’assenza” pubblicata nell’antologia “Alda nel cuore”- IV edizione, edita da Ursini Editore, e nell’antologia del “Concorso Internazionale il canto delle muse” edita da Palladio.
- “Il mio inferno” pubblicata nel “Calendario di Arte e Poesia 2016” e nel volume “Parole & immagini” della Ursini Edizioni.
- “Emozioni” ed “Il mio inferno” pubblicate nel “Repertorio di Arte e Poesia” II edizione,  edito da Ursini Edizioni.
- “Tu” pubblicata nell’antologia “Il sentiero degli innamorati” edita da  Il Saggio Editore.
- “Andrà tutto bene, amore mio!” pubblicata nell’antologia “Nel nome di Alda” edita da Ursini Edizioni


Brief author biography
Giuseppe Brunasso was born in Torre del Greco on December 10, 1966. He currently lives in Santa Maria Capua Vetere, in the province of Caserta. He is a Doctor specialized of Medical Ultrasound Technology. He studied Russian iconography and he writes for “Il Saggio” a monthly magazine of art and culture of ancient Russian Icons since March 2014. He writes poems since he was 14 years old.

Over the years, he has received many awards including:
- Prize winner at the “VII Concorso Internazionale di poesie Auletta” with the poem "Spietata Speranza".
- Prize winner of people's choice award at ‘XX Concorso Internazionale di Poesie - Il Saggio – Città di Eboli”" and Trofeo degli innamorati  at the Valentine Trophy of Valentine's Day at Atripalda with the lyrics con la lirica “Tu”.
-  Special mention at the " IV edizione del Premio Alda Merini " held in Catanzaro, special prize of the mayor of Eboli and special prize of the Italian Council of Ministers at the " XIX  Concorso Internazionale  di Poesia "Il Saggio - Città Di Eboli "; Honourable mention at the " I° concorso internazionale Avellino in versi ", mention of honor at the V national and international poetry and narrative competition  “Club della poesia città di Cosenza” with the poem "L'assenza".

Several poems have been included in prestigious anthologies:
- "L’Assenza" published in the "Alda nel cuore" anthology - IV edition, edited by Ursini Editore, and in the anthology of the " Concorso Internazionale il canto delle muse " published by Palladio.
- "Il mio inferno" published in the "Calendario di Arte e Poesia 2016" and in the book "Parole & Immagini” - Ursini Edizioni.
- "Emozioni " and "Mio inferno" published in the "Repertorio di Arte e Poesia" II edition, edited by Ursini Edizioni.
- "Tu" published in the anthology "Il sentiero degli innamorati" edited by Il Saggio Editore.
- "Andrà tutto bene, amore mio!" published in the anthology "Nel nome di Alda" - Ursini Edizioni


lunedì 15 maggio 2017

Emily, my Love!

Emily Dickinson 
(December 10, 1830 – May 15, 1886)


F269 (1861) 

Wild nights - Wild nights! 
Were I with thee 
Wild nights should be 
Our luxury! 

Futile - the winds - 
To a Heart in port - 
Done with the Compass - 
Done with the Chart! 

Rowing in Eden - 
Ah - the Sea! 
Might I but moor - tonight - 

domenica 14 maggio 2017

14th May 1906

"Wild Arum" By Edith Holden in "The Country Diary of an Edwardian lady"
In her diary written in 1906 Edith Holden observed nature in a unique and special way, with love, freshness, charm, and beauty. She recorded with words and illustrations the seasonal changes in flora and fauna of the English countryside.
I think we should look at the world as she did for ourselves and for our children. Today is the Mother's Day and I dedicate it to my Mother and to Mother Nature who made it all possible.

Today May 14, she wrote:
"Visited the violet: wood this evening, it is quite green and shady there now, as most of trees are Firs and Sycamores and the latter are in full leaf. The ground was covered with Wild Arums, all in flower, - their pale green spathes gleaming out very conspicuously against the red earthen, banks where the rabbit burrow.  Some of the sheathes were spotted and I found one deep, raddish purple in colour. The large handsome green keaves that were so beautiful in the early spring, are now beginning to wither away, as the flowers attain maturity. I noticed the flower just coming on the Beech, - scarely distinguishable from the tender green of the foliage. Oak apples are pleintuf now on the Oak-Trees".



Edith Holden nel suo diario scritto nel 1906 ha osservato la natura in modo unico e speciale, con l'amore che tutti  dovremmo avere per la nostra terra. Con i suoi disegni e le suo parole ha raccontato la bellezza dei cambiamenti della natura nel corso delle stagioni.
Io penso che tutti dovremmo imparare a guardare il mondo come ha fatto lei per noi stessi e per i nostri figli. Oggi è la festa della mamma ed io la dedico alla mia Mamma a Madre Natura che ha reso possibile tutto ciò.

Oggi 14 maggio ella scriveva:
"Questa sera sono andata al bosco delle Viole; qui ora è tutto verde e piano d'ombra, perchè la gran parte degli alberi sono Abeti e Aceri di monte, e questi ultimi sono tutti una foglia. Il suolo era ricoperto dai Gigari, tutti in fiore: le loro spate verde pallido spiccavano distintamente contro gli argini di terra rossa, ove fanno la tana i conigli. Alcune guaine di Gigari erano macchiettate e ne ho trovata una dall'intensa colorazione porporina. Le grandi ed eleganti foglie verdi, così belle all'inizio della primavera, cominciano ad avvizzire ora che i fiori sonno ben sbocciati. Ho notato che stanno apparendo i fiori sul Faggio, a malapena distinguibili dal verde tenero del fogliame. Le galle sono adesso numero sulle Querce".



venerdì 21 aprile 2017

Una Tea Room molto speciale...

"Alle nove preparava la colazione, era quella la sua parte di
faccende domestiche. La provvista di tè e zucchero, era compito
suo, oltre al vino".
(tratto da Mia zia Jane Austen. Ricordi
 Caroline Austen, trad, G. Ierolli)

Gli inglesi oggi festeggiano la Giornata Nazionale del Tè! Nella giornata di celebrazione di questa famosa bevanda mi torna un luogo simbolo della vita Jane Austen: il cottage di Chawton, oggi museo dedicato alla scrittrice e la sala da Tè situata proprio di fronte il cui nome è proprio ispirato a Cassandra, la tanto amata sorella di Jane (anche la mamma si chiamava così!).
Cassandra's Cup Tea Room è un luogo caldo ed accogliete, meta obbligatoria per chi si reca a Chawton in visita alla casa in cui Jane Austen trascorse gli ultimi otto anni della sua vita e dove oggi si trova ancora il celebre tavolino, appoggio di tante ore trascorse nello scrivere.
All'interno della sala da tè è impossibile resistere a non fotografare il soffitto con tanto di tazze appese! Adorabili!


La facciata dell'edificio è molto semplice, sobria, pare quasi non voglia togliere luce e splendore alla casa della scrittrice posta dal lato opposto.


...Noi abbiamo gustato una tazza di tè e dei dolcetti ...


... godendo di un vero spettacolo nell'osservare attraverso i vetri il 
Jane Austen's House Museum ...

"La casa stava nel villaggio di Chawton, a circa un miglio da Alton, sul lato destro proprio dove la strada per Winchester si dirama da quella per Gosport. Era così vicina alla strada che la porta di ingresso si apriva su di essa, mentre uno spazio molto stretto, recintato da entrambi i lati, proteggeva l'edificio dal rischio di essere colpito da qualche veicolo che andasse fuori strada". 
(Ricordo di Jane Austen e altri ricordi familiari, J E Austen-Leight, Trad. G. Ierolli)


"Ora seguiremo di nuovo Miss Austen nella sua casa di Chawton, il cottage dal quale tutte le sue opere di sono sparse nel mondo".
(Jane Austen i luoghi e gli amici, Constance Hill, ed. Jo March)


Questo è un luogo speciale per chi ama Jane Austen e non solo! La visita ti rende questa donna più reale. Hai la sensazione che quasi puoi essere lì con lei!. Anche solo per un istante, puoi chiudere gli occhi e sentire il suono del pianoforte o il rumore di una carrozza che passa proprio all'angolo fuori!
E' come se ad un certo punto, dopo aver letto i suoi romanzi, visto le trasposizioni cinematografiche e letto pure qualche sequel e spin-off, tutto ciò non bastasse e si sente il bisogno di 'avere' di più! 
Alla fine puoi descrivere i luoghi, quello che hai visto, ma le emozioni, quelle vere, te le senti dentro e te le riporti con te al ritorno a casa.

mercoledì 12 aprile 2017

Il fascino di una traduzione


E' incredibilmente difficile il mestiere di traduttore!. Occorre avere esperienza e conoscere perfettamente la lingua originale, lo stile e la scrittura dell'autore. Ma non basta ...bisogna avere il coraggio di saper osare....e conoscere perfettamente anche la lingua di destinazione dell'opera...insomma non è un mestiere da tutti! Spesso quando leggo i libri in italiano mi domando....chissà com'è riportato nell'edizione originale? :)
La traduzione dell'incipit di Jane Eyre nell'edizione BUR del 1951 mi ha riservato una bella sorpresa. L'ho trovata molto poetica, decisamente diversa se la confrontiamo con le altre edizioni più recenti! Provate a prendere la vostra copia di Jane Eyre e confrontate!
Buona lettura!:) 


Impossibile uscire a passeggio quel giorno. Avevamo, è vero, camminato per un'ora nell'albereta ormai spoglia, durante la mattinata; ma all'ora di colazione (la signora Reed faceva colazione presto, quando non aveva ospiti) il vento freddo aveva ammassato una nuvolaglia così fosca, seguita da una pioggia tanto penetrante, che non era più il caso di pensare a un po' di esercizio all'aperto quel pomeriggio.
Ma io ero contenta; non mi piacevano le lunghe passeggiate, specie nei pomeriggi d'inverno; detestavo ritornare a casa nella luce grigia del crepuscolo, con mani e piedi intirizziti e il cuore triste per i rimproveri di Bessie, la bambinaia, e umiliata dalla consapevolezza della mia inferiorità fisica rispetto a Eliza, John e Georgiana Reed.
I nominati Eliza, John e Georgiana si trovavano ora in salotto, riuniti intorno alla loro mamma; ella se ne stava sdraiata su di un divano accanto al caminetto e, circondata dai suoi diletti (che per il momento non bisticciavano né strillavano) appariva felice. Quanto a me, mi aveva dispensata dall'unirmi al gruppo dicendo che "le rincresceva di dovermi tenere a distanza ma che sino a quando Bessie non le avesse detto e lei stessa non avesse avuto modo di convincersi che io mi sforzavo seriamente di diventare più socievole ed espansiva, e di acquistare modi più amabili e spontanei - mi voleva più allegra, più franca, più infantile, insomma - era costretta a escludermi da quei privilegi che si concedono soltanto ai bambini spensierati, felici e soddisfatti.".
(Jane Eyre, Charlotte Brontë, Edizione, Bur 1951)

There was no possibility of taking a walk that day. We had been wandering, indeed, in the leafless shrubbery an hour in the morning; but since dinner (Mrs. Reed, when there was no company, dined early) the cold winter wind had brought with it clouds so sombre, and a rain so penetrating, that further out-door exercise was now out of the question.
I was glad of it: I never liked long walks, especially on chilly afternoons: dreadful to me was the coming home in the raw twilight, with nipped fingers and toes, and a heart saddened by the chidings of Bessie, the nurse, and humbled by the consciousness of my physical inferiority to Eliza, John, and Georgiana Reed.
The said Eliza, John, and Georgiana were now clustered round their mama in the drawing-room: she lay reclined on a sofa by the fireside, and with her darlings about her (for the time neither quarrelling nor crying) looked perfectly happy. Me, she had dispensed from joining the group; saying, "She regretted to be under the necessity of keeping me at a distance; but that until she heard from Bessie, and could discover by her own observation, that I was endeavouring in good earnest to acquire a more sociable and childlike disposition, a more attractive and sprightly manner- something lighter, franker, more natural, as it were--she really must exclude me from privileges intended only for contented, happy, little children".
(Jane Eyre, Charlotte Brontë)


domenica 2 aprile 2017

Once upon a time...

H. C. Andersen a writer and Danish poet, was born on April 2, 1805.  He wrote many texts including poems, novels, plays and poems but today he is best rembered for his 156 fairy tales, all unforgettable!
On the day of the anniversary of his birth I love to read at least one of them! It has been an hard choise but here I preferred What happened to the thistle ... (perhaps I was attracted by the beautiful illustration from a collection of novel that my grandmother gave me in 1976!)

Il 2 Aprile del 1805 nasceva H. C. Andersen scrittore e poeta danese. Andersen scrisse tantissimi testi tra poesie, romanzi, opere teatrali, scritti vari ma è soprattutto per la sua grande produzione di fiabe che viene ricordato ovunque. Ne scrisse 156 tutte indimenticabili!
Nel giorno della ricorrenza della sua nascita perchè non tornare bambini, fermarci e leggerne almeno una? Tra le tante io ho scelto una a caso chiamata Le vicende del cardo...(forse sono stata attirata dalla bellissima illustrazione tratta della raccolta di novelle regalo della mia nonna nel 1976!)


WHAT HAPPENED TO THE THISTLE
Adjoining the rich estate was a lovely and beautifully kept garden of rare trees and flowers. Guests at the estate enjoyed this fine garden and praised it. People from the countryside all round about and townspeople as well would come every Sunday and holiday to ask if they might see the garden. Even whole schools made excursions to it.
Just outside the fence that separated the garden from a country lane, there grew a very large thistle. It was so unusually big with such vigorous, full-foliaged branches rising from the root that it well deserved to be called a thistle bush. No one paid any attention to her except one old donkey that pulled the dairymaid's cart. He would stretch his old neck toward the thistle and say, "You're a beauty. I'd like to eat you!" But his tether was not long enough to let him reach the thistle and eat her.
There was a big party at the manor house. Among the guests were fine aristocratic relations from the capital - charming young girls, and among them was a young lady who had come from a foreign land, all the way from Scotland. Her family was old, and noble, and rich in lands and gold. She was a bride well worth winning, thought more than one young man, and their mothers thought so too.
The young people amused themselves on the lawn, where they played croquet. As they strolled about in the garden, each young lady plucked a flower and put in a young man's buttonhole. The young lady from Scotland looked all around her for a flower. But none of them suited her until she happened to look over the fence and saw the big, flourishing thistle bush, full of deep purple, healthy-looking flowers. When she saw them she smiled, and asked the young heir of the household to pick one of them for her.
"That is Scotland's flower," she said. "It blooms on my country's coat of arms. That's the flower for me."
He plucked the best flower of the thistle, and pricked his finger in the process as much as if he had torn the blossom from the thorniest rose bush.
When she put it in his buttonhole, he considered it a great honor. Every other young man would gladly have given his lovely garden flower for any blossom from the slender fingers of the girl from Scotland. If the heir of the household felt himself highly honored, how much more so the thistle! She felt as full as if the sunshine and dew went through her.
"I must be more important than I thought," she said to herself. "I really belong inside, not outside the fence. One gets misplaced in the world, but I now have one of my offspring not only over the fence but actually in a buttonhole!"
To every one of her buds that bloomed, the thistle bush told what had happened. Not many days went by before she heard important news. She heard it not from passers-by, nor from the chirping of little birds, but from the air itself, which collects sounds and carries them far and wide - from the shadiest walks of the garden and from the furthest rooms of the manor, where doors stood ajar and windows were left open. She heard that the young man who got the thistle flower from the slender fingers of the girl from Scotland, now had won her heart and hand. They made a fine couple, and it was a good match.
"I brought that about," the thistle believed, thinking of how her flower had been chosen for the gentleman's buttonhole. Each new bud that opened was told of this wonderful happening.
"Undoubtedly I shall now be transplanted into the garden," thought the thistle. "Perhaps they will even pinch me into a flowerpot, which is the highest honor of all." She thought about this so long that at length she said with full and firm conviction, "I am to be planted in a flowerpot."
Every little thistle bud which opened was promised that it too would be put in a pot, perhaps even in a buttonhole, which was the highest it could hope to go. But not one of them reached a flowerpot, much less a buttonhole. They lived upon light and air. By day they drank sunshine, by night they drank dew, and were visited by bees and wasps who came in search of a dowry - the honey of the flower. And they took away the honey, but left the flowers behind.
"Such a gang of robbers!" said the thistle bush. "I'd like to stick a thorn through them, but I can't."
Her flowers faded and fell away, but new ones came in their place. "You have come as if you were called for," the thistle bush told them. "I expect to cross the fence any minute now."
A couple of innocent daisies and some tall, narrow-leaved canary grass listened with deepest admiration, and believed everything that they heard. The old donkey, who had to pull the milk cart, looked longingly at the blooming thistle bush and reached out for it, but his tether was too short.
The thistle thought so hard and so long about the Scotch thistle, whom she considered akin to her, that she began to believe that she herself had come from Scotland and that it was her own ancestors who had grown on the Scottish arms. This was toplofty thinking, but then tall thistles are apt to think tall thought.
"Sometimes one is of more illustrious ancestry than he ventures to suppose," said a nettle which grew near-by. It had a notion that it could be transformed into fine muslin if properly handled.
Summer went by, and fall went by, and the leaves fell from the trees. The flowers were more colorful, but less fragrant. On the other side of the fence the gardener's boy sang:
"Up the hill and down the hill,
That's the way the world goes still."
And the young fir trees in the woods began to look forward to Christmas, though Christmas was a long time off.
"Here I still stay," said the thistle. "It is as if nobody thinks of me any more, yet it was I who made the match. They were engaged, and now they have been married. That was eight days ago. But I haven't progressed a single step - how can I?"
Several weeks went by. The thistle had one last, lonely flower. Large and full, it grew low, near the root. The cold wind blew over it, its color faded, its splendor departed. Only the thistle-shaped cup remained, as large as an artichoke blossom, and as silvery as a sunflower.
The young couple, who now were man and wife, came down the garden walk along the fence. The bride looked over the fence, and said, "Why, there still stands the big thistle, but it hasn't a flower left."
"Yes, there's the ghost of one - the very last one." Her husband pointed to the silvery shell of the flower - a flower itself.
"Isn't it lovely!" she said. "We must have one just like that carved around the frame of our picture."
Once again the young man had to climb the fence, and pluck the silvery shell of the thistle flower. It pricked his fingers well, because he had called it a ghost. Then it was brought into the garden, to the mansion, and to the parlor. There hung a large painting - "The Newly Married Couple!" In the groom's buttonhole a thistle was painted. They spoke of that thistle flower, and they spoke of this thistle shell, this last silvered, shining flower of the thistle which they had brought in with them, and which was to be copied in the carving of the frame. The air carried their words about, far and wide.
"What strange things can happen to one," said the thistle. "My oldest child was put in a buttonhole, and my youngest in a picture frame. I wonder where I shall go."
The old donkey by the roadside looked long and lovingly at the thistle. "Come to me, my sweet," he said. "I cannot come to you because my tether is not long enough."
But the thistle did not answer. She grew more and more thoughtful, and she thought on right up to Christmas time, when this flower came of all her thinking:
"When one's children are safe inside, a mother may be content to stand outside the fence."
"That's a most honorable thought," said the sunbeam. "You too shall also have a good place."
"In a flowerpot or in a frame?" the thistle asked.
"In a fairy tale," said the sunbeam. And here it is.



LE VICENDE DEL CARDO
Vicino a una bella casa si trovava un bellissimo giardino ben tenuto, con alberi e fiori piuttosto rari. Gli ospiti esprimevano la loro ammirazione per quelle piante, la gente dei dintorni veniva dalla campagna e dalle città di domenica e negli altri giorni di festa e chiedeva il permesso di visitare il giardino, intere scuole si presentavano per lo stesso scopo.
Fuori dal giardino, appoggiato a uno steccato vicino alla strada dei campi, si trovava un grande cardo; era molto grande, ramificato già sin dalla radice così da allargarsi parecchio, e quindi si poteva ben chiamare un cespuglio di cardo. Nessuno lo guardava, eccetto il vecchio asino che tirava il carro del latte delle mungitrici; quello allungava il collo verso il cardo dicendo: «Sei bello, potrei mangiarti!». Ma la corda non era abbastanza lunga e l'asino non riusciva a arrivare.
C'era una grande festa in giardino; famiglie nobili della capitale, fanciulle molto graziose, e tra queste una signorina che veniva da molto lontano, dalla Scozia, e era di alto casato ricca di beni e di oro: una sposa che valeva proprio la pena di conquistare, dicevano parecchi giovani signori in accordo con le loro madri.
La gioventù si riunì su un prato giocando a croquet; camminavano tra i fiori, e ognuna delle fanciulle ne colse uno e lo mise all'occhiello di uno dei giovanotti; ma la ragazza scozzese si guardò a lungo intorno, scartando in continuità: nessuno dei fiori sembrava le piacesse; infine guardò oltre
10 steccato, là fuori c'era quel grande cespuglio di cardo con i robusti fiori rossi e blu, li vide, sorrise e chiese al figlio del padrone di coglierne uno.
«È il fiore della Scozia!» esclamò. «Splende sullo stemma del mio Paese; me lo colga.»
Così lui andò a prendere il più bello, ma si punse le dita; era come se la più aguzza spina di rosa crescesse su quel fiore.
La ragazza lo infilò nell'occhiello di quel giovane, e lui si sentì molto onorato. Ognuno degli altri giovani avrebbe volentieri rinunciato al proprio fiore per poter portare quello donato dalle mani delicate di quella fanciulla scozzese. Se il figlio del padrone si sentiva onorato, pensate come si sentiva il cespuglio di cardo: fu come tutto pervaso di rugiada e di sole.
"Valgo più di quanto non credessi!" disse tra sé. "In realtà dovrei trovarmi dentro lo steccato, non fuori. Ma si è messi al mondo in modo così strano! Però ora uno dei miei fiori è passato oltre lo steccato e se ne va in giro all'occhiello."
A ogni gemma che gli spuntava e che sbocciava, la pianta raccontava quell'evento, e non passarono molti giorni che il cardo venne a sapere, non dagli uomini, non dagli uccelli, ma dall'aria stessa che conserva e ripropone ogni suono, e che veniva dai viali più interni del giardino e dalle stanze stesse della casa, dove le finestre e le porte stavano aperte, che il giovane che aveva ricevuto quel fiore di cardo dalle manine delicate della fanciulla scozzese, ora aveva ottenuto la sua mano e il suo cuore. Era proprio una bella coppia, un ottimo matrimonio.
"Io li ho uniti!" pensò la pianta di cardo, ricordando il fiore che era stato messo all'occhiello. Ogni fiore che spuntò venne a sapere dell'avvenimento.
"Ora verrò certo trapiantato nel giardino!" pensava. "Forse sarò messo in un vaso che stringe: sembra sia il massimo degli onori."
Il cardo ci pensò tanto che alla fine disse con grande convinzione: "Andrò nel vaso!."
Prometteva a ogni fiorellino che spuntava che anche lui sarebbe finito nel vaso, forse in un occhiello; e che quella era la più alta onorificenza che si potesse raggiungere. Ma nessuno finì nel vaso, e neppure in un occhiello. Ricevevano aria e luce, si godevano il sole di giorno e la rugiada di notte, fiorivano, venivano visitati da api e da vespe che cercavano la dote, il loro miele, e la prendevano, ma loro lasciavano correre. «Che briganti!» diceva la pianta di cardo. «Se solo potessi infilzarli! Ma non posso.»
I fiori piegavano il capo, languivano, ma ne sopraggiungevano di nuovi.
«Arrivate come se foste stati chiamati» diceva il cardo. «Ogni momento aspetto che vengano a trasferirci al di là dello steccato.»
Alcune margheritine innocenti e alte erbe lì vicine ascoltavano con grande ammirazione, credendo a tutto quel che veniva detto.
II vecchio asino del carro del latte sbirciava dal ciglio della strada verso quel cardo in fiore, ma la corda era sempre troppo corta per raggiungerlo.
Il cardo pensò così a lungo al cardo della Scozia, del quale si sentiva parente, che credette di venire dalla Scozia e che i suoi genitori in persona fossero cresciuti sullo stemma del regno. Era un grande pensiero, ma quel grande cardo poteva ben avere grandi pensieri.
«Spesso si proviene da famiglie così distinte che non si osa neppure saperlo» disse l'ortica che cresceva lì vicino Anche lei aveva la sensazione che sarebbe potuta diventare "mussolina" se fosse stata trattata nel modo giusto.
Giunse l'estate, poi l'autunno, le foglie caddero dagli alberi, i fiori si colorarono più intensamente ma con meno profumo. L'apprendista del giardiniere cantava in giardino di là dallo steccato:
Su per la collina, giù per la collina, tutto l'anno si cammina!
I giovani abeti del bosco cominciarono a avere nostalgia di Natale, ma c'era ancora tempo per Natale.
«Io sono ancora qui!» disse il cardo. «Sembra che nessuno abbia pensato a me; e pensare che ho combinato io il matrimonio; si sono fidanzati, e hanno festeggiato il matrimonio già otto giorni fa. Io invece non faccio nemmeno un passo perché non posso.»
Passarono altre settimane, il cardo ora si trovava col suo ultimo e unico fiore, grande e rigoglioso, che era spuntato proprio vicino alla radice. Il vento soffiava freddo su di lui, i colori svanirono, la bellezza svanì, il calice del fiore, grande come quello di un fusto di pisello, appariva ora come un girasole d'argento.
Allora giunse nel giardino quella giovane coppia, ora marito e moglie: camminavano lungo lo steccato, e la giovane donna guardò oltre.
«Il grande cardo è ancora lì!» esclamò. «Ora non ha più fiori.»
«Ma c'è il fantasma dell'ultimo!» rispose il marito, e indicò quel resto argentato del fiore, che pure era un fiore.
«È bello!» disse lei. «Uno così dovremmo intagliarlo nella cornice intorno al nostro ritratto.»
Così il giovane dovette di nuovo scavalcare lo steccato e cogliere il calice del cardo. Si punse le dita, anche se lo aveva chiamato "fantasma." Così quello entrò nel giardino, nella casa, nel salone dove c'era un quadro: La giovane coppia. All'occhiello dello sposo era disegnato un fiore di cardo. Si parlò di quello e si parlò del calice del fiore che loro avevano portato, l'ultimo fiore del cardo che brillava d'argento e che doveva essere intagliato nella cornice.
L'aria portò fuori il discorso, lontano.
«Cosa mi deve succedere!» disse il cespuglio di cardo. «Il mio primogenito finì nell'occhiello e il mio ultimogenito nella cornice. Dove finirò io?»
E l'asino stava sempre sul ciglio della strada sbirciando verso la pianta.
«Vieni da me, mio caro! Io non riesco a venire fin da te, la corda non è abbastanza lunga!»
Ma il cespuglio di cardo non rispose, continuava a pensare, pensò e pensò fino a Natale, e allora il pensiero fiorì.
«Quando i figli sono sistemati, una madre si può adattare a rimanere fuori dallo steccato!»
«È un pensiero dignitoso!» disse il raggio di sole. «Anche lei avrà un buon posto!»
«Nel vaso o nella cornice?» chiese il cardo.
«In una fiaba!» rispose il raggio di sole.
Eccola qui.